Il Castello Caetani


 

 

 

Verso la metà del secolo XIII gli Annibaldi costruirono una Rocca veramente possente, anche se inferiore a quella attuale, ma di importanza strategica per la vicinanza con la Via Appia ed il Mar Tirreno.

La corte della Rocca era l'attuale Piazza d'Armi, nel cui centro era stata scavata la cistema, dove l'acqua piovana confluiva dai tetti e dalle terrazze degli edifici. Eleganti bifore omate di colonnine marmoree davano luce ad ambienti affrescati delicatamente con pitture in gotico, alcune delle quali (restaurate di recente) si possono ancora ammirare. L'imponente maschio, alto 42 metri ed il maschietto o controtorre, sono unici resti ben conservati della primitiva Rocca degli Annibaldi, alla quale risalgono anche le fondamenta della grande Sala dei Baroni. Nella Corte sorse una chiesa , che fu denominata di San Pietro in Corte e che fu rasa al suolo al tempo della signoria dei Borgia nel 1500, senza alcun rispetto per le spoglie funebri dei Caetani che vi erano state tumulate.

Storia dei Castello

Verso la fine del secolo XIII i feudi di Sermoneta e di Bassiano fruttarono agli Annibaldi la somma, notevole all'epoca, di ben 140 mila fiorini d'oro, che furono pagati da Pietro Caetani, nipote di Bonifacío VIII, papa da soli tre anni. L'investitura avvenne nell'ottobre del 1297: il nobile militare di Anagni Catenazio, procuratore dei Caetani, si presentò all'ingresso della Rocca di Sermoneta, la cui porta gli venne immediatamente aperta. Catenazio toccò la porta, la chiuse e la riapri, prendendo rituale possesso della Rocca annibaldesca.

I Caetani di Sermoneta provvidero ad ampliare e rinnovare la Rocca con edifici, di cui il piú notevole fu la Sala dei Baroni, detta anche Casa dei Signori, lunga ben 22 metri che è adiacente al Maschio. Sotto la Signoria di Onorato III Caetani ci fu il momento aureo di Sermoneta: a questo periodo risalgono moltissime costruzioni che suscitarono l'ammirazione dei contemporanei.

Si narra che, durante la visita fatta nel 1452 dell'Imperatore d'Austria Federico III, i soldati ebbero via libera nelle cantine ove "andarono nel vino insino alle ginocchia"

Le lotte tra feudatari erano all'ordine del giomo a quei tempi ed Onorato Il non veniva meno alle regole.

Durante la rivolta degli abitanti di Ninfa, suo feudo, avendo catturato i ribelli, questi uccisero il guardiano. Onorato stesso li insegui per i terrazzi del castello e li costrinse a gettarsi di sotto. Tra i ribelli c'era un suddiacono che, in quanto tale, godeva dell'immunità ed Onorato venne scomunicato. Seminudo, con la corda al collo ed una verga in mano, dovette recarsi a Ninfa e farsi battere dallo stesso Arciprete del luogo (dopo aver comunque pagato una fortissima ammenda).

Un figlio di Onorato III, Nicola Il fu guardia del Conclave durante l'elezione di Alessandro VI Borgia. Valentissimo spadaccino allievo del grande Bartolomeo Colleoni, mori tragicamente avvelenato da Matteo di Pesaro, forse dietro mandato di Cesare Borgia. Correva l'anno 1494. Due anni piú tardi, Giacomo V, suo fratello veniva attirato a Roma con un tranello e, dopo essere stato imprigíonato in Castel Sant'Angelo, fu processato ed avvelenato.

Cesare Borgia pose allora l'assedio a Sermoneta, che si arrese dopo una strenua difesa, nella quale si distinsero anche le donne che si armarono come soldati, con scudi e corazze, per difendere l'onore proprio e del loro paese. Da quel momento quella che fu una Rocca strategica, diventava una fortezza imprendibile: la piú potente del Lazio, seconda solo a Castel Sant'angelo.

 

 

 


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